Carceri: detenuto 41-bis ricoverato in reparto comune a Cagliari, la Sardegna non può reggere il peso di un terzo dei detenuti più pericolosi del Paese.

Carceri: detenuto 41-bis ricoverato in reparto comune a Cagliari, la Sardegna non può reggere il peso di un terzo dei detenuti più pericolosi del Paese.

La traduzione e il ricovero a Cagliari, nel reparto dei pazienti comuni, di un detenuto al 41-bis proveniente dal carcere di Uta – riportata dagli organi di stampa – senza le cautele che devono accompagnare la gestione di soggetti sottoposti a un regime di massima sicurezza, suscita un grande allarme, e non solo perché lo stesso detenuto avrebbe manifestato comportamenti aggressivi arrivando a danneggiare apparecchiature sanitarie. Si ripropone una questione che solleviamo da mesi: se la Sardegna sia davvero nelle condizioni di sostenere l’arrivo di centinaia di detenuti in 41-bis. Solo a Uta parliamo di oltre 90 detenuti già nei prossimi giorni.

Si tratta di persone sottoposte a un regime speciale per le quali, in caso di ricorso a cure ospedaliere, sono necessari dispositivi organizzativi e di sicurezza estremamente complessi: personale penitenziario dedicato h24, gestione degli accessi, tutela degli altri pazienti e degli operatori sanitari. Quello isolano è un sistema che già registra oltre il 100% di affollamento e una grave carenza di agenti rispetto alla pianta organica. Episodi come questo dimostrano che si sta semplicemente caricando sulle spalle della Sardegna una questione ad altissima complessità, senza preoccuparsi delle ricadute concrete. Quando si decide di concentrare in Sardegna tre dei sette istituti italiani destinati al 41-bis, infatti, è chiaro che non siamo più davanti a una scelta ordinaria, ma a un carico sproporzionato che impatta notevolmente su sicurezza, servizi e organizzazione del territorio. È quello che denunciamo da tempo e che anche diversi esponenti sardi della maggioranza hanno iniziato a capire.

Per fare piena chiarezza, oggi ho presentato l’ennesima interrogazione al Ministro della Giustizia, e auspico che questa volta – lo chiediamo da oltre 8 mesi – venga in Parlamento a riferire. Ma soprattutto, chiedo a tutti i sardi di scendere in piazza con noi sabato prossimo a Cagliari, accogliendo l’invito della Presidente della Regione Alessandra Todde, dei sindaci di Sassari, Nuoro, Cagliari e Uta, delle forze sociali e di un ampio fronte civico che si oppone strenuamente a una scelta che condannerebbe la Sardegna a diventare l’isola-carcere dell’intera Italia.