Comuni montani: legge Calderoli danneggia regioni del Sud.

Comuni montani: legge Calderoli danneggia regioni del Sud.

I territori italiani sono diversi l’uno dall’altro e così anche i comuni montani, che possono essere definiti tali per diversi aspetti. Oltre ai criteri geomorfologici e quantitativi, ci sono altri aspetti riconoscibili come l’isolamento, lo spopolamento, le difficoltà di accesso e, quindi, fattori di natura socio-economica e demografica che rappresentano allo stesso modo le condizioni che vivono i comuni cosiddetti montani.

Il fatto che le regioni del Nord come, ad esempio, quella da cui proviene Calderoli, la Lombardia, non perdano comuni montani, mentre le regioni del Sud e le isole siano toccate in modo importante, non credo sia un caso. Il punto è che questo governo, per ridurre le risorse da 200 a 73 milioni – e quindi risparmiare -, ancora una volta riequilibra al contrario: dà in proporzione più risorse a chi ne ha meno bisogno, a chi sta meglio dal punto di vista socio-economico. In Sardegna è evidente. Noi perdiamo 75 comuni su poco più di 200 che rientravano nella vecchia classificazione. Così si perdono tutti quegli incentivi necessari a bilanciare le difficoltà di un territorio connotato dalla ‘montanità’.

In Sardegna dobbiamo far passare l’idea che non siamo solo una regione a statuto speciale (come il Trentino-Alto Adige, che è una regione ricca e iperconnessa). Noi siamo una delle due regioni insulari: questo deve tradursi in fondi specifici. Le isole dovrebbero avere maggiore competenza nel definire quali sono i loro comuni montani. L’auspicio è che i comuni sardi facciano fronte comune per sostenere un percorso che porti in Sardegna maggiori risorse e una più ampia autonomia nella definizione dei territori e dei comuni montani, preservando i riconoscimenti già esistenti e aprendo la porta a nuove inclusioni. Anche questa è un’attuazione del principio di insularità.