Giustizia: la riforma è il primo passo di un disegno autoritario per sottomettere le toghe al potere esecutivo.

Giustizia: la riforma è il primo passo di un disegno autoritario per sottomettere le toghe al potere esecutivo.

La separazione delle carriere è un risultato che abbiamo già sostanzialmente raggiunto, insieme al centrodestra, nel 2022 con la riforma Cartabia. E se la si volesse rendere ancora più rigida, ad esempio con concorsi separati, basterebbe una legge. La riforma invece punta solo ad alterare la separazione dei poteri prevista dalla Costituzione. Il primo passo di un disegno autoritario, che si completerebbe con il premierato e la legge elettorale. Il potere esecutivo, il capo, che domina sui poteri legislativo e giudiziario.

In queste settimane sono stato impegnato a girare tutta la Sardegna – fra Quartu, Assemini, Lanusei, Irgoli, Alghero e non solo – per sostenere il NO a una riforma che non risolve nessun problema: non ha alcuna efficacia sui tempi della giustizia, sui diritti della difesa e tantomeno sugli errori giudiziari, come d’altronde ammette lo stesso Nordio. È semplicemente un modo per limitare l’autonomia della magistratura, presidio fondamentale dei diritti dei cittadini.

Con la riforma, la maggioranza vuole limitare la magistratura nel suo complesso, renderla meno autonoma e meno capace di controllare chi governa, come si è già cominciato a fare con l’abolizione dell’abuso d’ufficio e con la riforma della Corte dei Conti. Per Giorgia Meloni l’azione dei giudici è una “intollerabile ingerenza” nel suo operato, per noi è un presidio fondamentale dello Stato di diritto.

Alla domanda sugli esponenti di sinistra come Augusto Barbera o Arturo Parisi che votano si, rispondo che non so se si tratti di ingenuità o di malafede, e nel caso che cosa sarebbe peggio. Ma invito chi vota Sì da sinistra a riflettere su una circostanza: in quanti votano No da destra? Risposta facile: nessuno. Ma mentre i pochi esponenti della “sinistra per il Sì” discettano di pandette, e di fatto promuovono una stagione autoritaria diventando i testimonial preferiti di Giorgia Meloni, il novantacinque per cento dei nostri elettori ha le idee chiare e voterà No.