Il Governo mette a rischio l’interesse nazionale e il futuro europeo.

Il Governo mette a rischio l’interesse nazionale e il futuro europeo.

L’Italia di Giorgia Meloni non sta difendendo l’interesse nazionale: lo sta indebolendo, allineandosi al disegno della destra globale che punta a frammentare l’Unione europea e a ridurla a una somma di staterelli subordinati. È una responsabilità storica grave, che passa dal sabotaggio quotidiano dell’autonomia strategica europea su sicurezza, energia, tecnologia e coesione sociale. Difendere l’Europa significa difendere pace, diritti e democrazia, a partire dal sostegno fermo all’Ucraina per una pace giusta e nel rispetto del diritto internazionale.

La politica estera non può essere usata come una collezione di figurine: che senso ha invitare Abu Mazen a una festa di partito se poi l’Italia continua a opporsi al riconoscimento dello Stato di Palestina, richiesto da ormai troppi mesi? Davanti a queste contraddizioni, le opposizioni non possono limitarsi a evocare e demonizzare i pericoli: occorre individuare con chiarezza le nostre battaglie, organizzare le forze necessarie a contrastare questo disegno e presentare un progetto alternativo a quello diabolico della destra.

Sul piano interno, tra riforme istituzionali pericolose – premierato, giustizia, autonomia differenziata – e un fronte economico e sociale in crisi, il bilancio del governo è impietoso: crescita zero, più povertà e lavoro povero, sanità e istruzione indebolite, nessuna politica industriale, condoni e mancette. Di fronte a questo fallimento, la destra tenta di cambiare le regole del gioco, ovvero la legge elettorale, per paura di perdere. Occorre democraticamente impedirglielo. E, se lo faranno da soli, la profezia è chiara e ha precedenti inoppugnabili: come accaduto nel 2006 e nel 2018, chi cambia le regole del gioco per paura delle elezioni, poi le perde.