Il mio intervento in Direzione nazionale PD
Ieri si è tenuta la Direzionale nazionale del Partito Democratico. Prima di entrare nel merito delle questioni politiche, ho voluto manifestare la mia gioia per la notizia positiva, comunicata dalla Segretaria Elly Schlein nella sua relazione, che riguarda le lavoratrici e i lavoratori del Partito Democratico: chi, come me, ha avuto la fortuna di lavorare intensamente in quelle stanze, conosce bene la passione, la dedizione e le difficoltà attraversate negli anni passati dai nostri dipendenti. Per questo considero la fine della cassa integrazione una bellissima notizia, che restituisce dignità e riconoscimento a tante persone che hanno dato molto al partito.
Il clima in cui si è svolta la Direzione è stato positivo: meno discussioni autoreferenziali e più attenzione ai contenuti, alle questioni che toccano la vita delle persone e la ragione stessa per cui esiste la nostra comunità politica.
Il punto di partenza non può che essere ciò che sta accadendo nel mondo, a partire dagli Stati Uniti. Il Paese che ha rappresentato per decenni il garante dell’ordine internazionale, fondato sul multilateralismo e sulle sue istituzioni, oggi è attraversato da una deriva assai preoccupante. L’idea che l’esecutivo possa guidare indagini e procedimenti giudiziari contro gli avversari politici è tipica delle autocrazie, non delle democrazie. La retorica dell’odio e della “guerra” lanciata da una parte politica, soprattutto dopo l’uccisione dell’attivista Kirk, mostra un pericoloso avvelenamento del discorso pubblico. È un veleno che, una volta entrato nella società, si combatte solo con le armi della democrazia, non con la tentazione di ridurla.
Di fronte a questa realtà, dobbiamo saper dire con chiarezza ai cittadini che cosa si perde quando si perde la libertà: la libertà di stampa, di associazione, di ricerca, di insegnamento. Gli Stati Uniti sono stati a lungo il rifugio per chi in Europa era perseguitato: oggi la loro crisi ci interroga, e ci obbliga a costruire una risposta democratica, capace di convincere la maggioranza dei cittadini che l’odio non è mai la strada giusta da percorrere. Questa riflessione riguarda anche noi. In Italia, le regole del gioco democratico ci consegnano un centrodestra che si tiene insieme sempre e comunque, nonostante divisioni profonde al suo interno, dai filo-atlantisti agli amici di Putin. A noi spetta un compito più difficile, ma decisivo: costruire e tenere unita una coalizione larga, rispettando differenze e culture politiche diverse, perché in gioco c’è l’equilibrio delle nostre istituzioni e la tenuta stessa della democrazia. Nella mia regione, la Sardegna, ad esempio, questa sfida si traduce ogni giorno nel lavoro con i nostri alleati. È un passaggio necessario, perché ciò che ci unisce – difendere la coesione sociale, impedire lo smantellamento dei presìdi democratici, garantire equilibrio territoriale – è infinitamente più importante delle nostre divisioni.
Infine, ho voluto riportare l’attenzione sui territori, esprimendo il mio apprezzamento per l’attenzione che Elly Schlein ha posto sul governo delle regioni, sulle difficoltà delle zone interne, sull’importanza della sanità e della scuola pubblica. Penso ancoraalla mia Regione, la Sardegna, che – se non si inverte la rotta che stiamo percorrendo – rischia di perdere metà della popolazione nei prossimi decenni. Penso alle aree interne, che si spopolano senza sosta. Penso ai cittadini che vedono ridursi le possibilità di avere una sanità e una scuola pubblica di qualità. La destra non fa nulla per affrontare questi nodi, e questo atteggiamento rischia di condannare intere comunità, intere regioni, all’abbandono.
Ci sono strumenti, risorse e politiche per reagire. Tocca a noi avanzare proposte di governo serie e credibili, organizzare le forze nei territori e in Parlamento, difendere il diritto delle persone alla salute, all’istruzione, al lavoro; a vivere dove sono nate, se lo desiderano, senza dover rinunciare a diritti e opportunità. È in questo intreccio tra difesa dei valori democratici e concrete politiche che si misura la nostra responsabilità. Solo se saremo compatti e determinati, a livello nazionale e locale, potremo trasformare queste priorità in realtà.