Referendum: il governo teme la partecipazione e comprime i diritti.
Il decreto elezioni dovrebbe essere un provvedimento tecnico, ma i fatti hanno dimostrato che dietro le scelte del Governo ci sono precise volontà politiche: ridurre il dibattito pubblico attorno a una riforma della Costituzione imposta senza una discussione in Parlamento e limitare la partecipazione dei cittadini.
Il Governo innanzitutto ha scelto una data il più possibile ravvicinata per scoraggiare il confronto nel Paese e impedire che le cittadine e i cittadini comprendano fino in fondo la portata di questa riforma”, e prosegue il Senatore dem “è esattamente per questo poi che la maggioranza ostacola il voto dei fuorisede. Studenti, lavoratori, persone che si trovano lontano dal proprio comune di residenza per ragioni di cura: almeno cinque milioni di cittadine e cittadini che negli ultimi due anni hanno potuto votare nel comune di domicilio, con una partecipazione triplicata tra il 2024 e il 2025, e che oggi potranno farlo solo se potranno permetterselo. Se hai tempo e denaro puoi votare, altrimenti rinunci: è questo il messaggio che viene mandato a chi deve spostarsi per tornare in Sardegna, in Sicilia o in Calabria”.
La giustificazione tecnica non regge. Dopo l’ordinanza di venerdì della Corte di Cassazione che ha ammesso la riformulazione del quesito referendario, c’era tutto il tempo per spostare di qualche settimana la data del voto e organizzare le procedure. Ma gli obiettivi del governo e della maggioranza restano gli stessi che denunciamo da mesi: ridurre il confronto, comprimere i diritti, mortificare il ruolo del Parlamento e alterare l’equilibrio tra i poteri su cui si fonda la nostra democrazia, rimettendo in riga la magistratura, ovvero mettendola sotto il tacco del potere esecutivo. Per questo il nostro emendamento sul voto ai fuorisede rappresenta un banco di prova decisivo. Il Governo ha ancora un’ultima occasione per ripensarci. Perché limitare la partecipazione non conviene a nessuno, neppure a questa destra arrogante e proterva. Ma soprattutto non conviene alla democrazia del nostro Paese.