«Europa, una necessità». A Palazzo Farnese l’incontro Letta-Delors

Si è svolto a Roma, lunedì 30 maggio 2006, l’incontro «L’Europa ha il fiato corto?», organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia e al quale ha partecipato Enrico Letta – segretario generale dell’Arel e nuovo sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – al fianco di Jacques Delors, presidente della Commissione europea dal 1985 al 1995.

Nel corso del dibattito, previsto nell’ambito dei cosiddetti “rendez-vous di prestigio a Palazzo Farnese” Enrico Letta, sottolineando come con il nuovo governo l’Italia possa tornare a essere il «centro dell’Europa», ha espresso l’auspicio che il 2007 sia davvero un anno di svolta per il processo di integrazione comunitaria. Il tutto in un’ottica apertamente proiettata, per entrambi gli interlocutori, sul medio-lungo termine.

Come sarà l’Europa del 2020? Quali rischi incombono, in una fase delicata quale quella attuale, sul percorso di unificazione politica che esattamente un anno fa, con la bocciatura da parte dei francesi della Costituzione dell’Ue, ha subito la più grave battuta d’arresto dell’ultimo mezzo secolo?

La risposta di Delors a questi interrogativi è improntata a un moderato ottimismo. Per uscire dalla crisi occorrono – secondo l’autorevole padre dell’Atto unico europeo e dell’unificazione monetaria – anzitutto perseveranza negli intenti e sobrietà nello stile: «Bisogna essere pazienti e gestire questo periodo senza grandi dichiarazioni ad effetto, valutare quali siano le scelte che si offrono ai nostri Paesi, andare al nocciolo delle difficoltà e mettere a nudo i veri problemi, le divergenze». A suo parere, inoltre, la Francia e la Germania devono rispettare, in modo duraturo, le nuove norme del Patto di Stabilità. In altre parole che siano esemplari: solo allora si potranno esprimere e proporre una cooperazione delle politiche economiche. Certi Paesi le vorranno, altri no. Bisognerà trarne le conseguenze. E’ vitale, altrimenti andremmo sempre di pi˘ verso un’altra Europa, una zona di libero scambio, senza anima, nÈ volontà politica: la negazione di cinquant’anni di sforzi e creatività».

Sulla stessa linea Enrico Letta, per il quale possono essere immaginati due scenari dell’Unione europea nel 2020: «Un’Europa minima e una massima». Quella minima è un’Europa allargata fino ai confini della Russia, un’Europa che quindi ha proseguito nella sua accelerazione verso l’allargamento portandolo però al massimo delle sue possibilità, senza controbilanciare la diluizione dei suoi poteri decisionali. Rimane, quindi, per lo pi˘ legata al metodo decisionale dell’ unanimità. Un’Unione dotata di fondi propri limitati e che quindi ha pochi strumenti per gestire con efficacia programmi di grande impatto. L’Europa massima è, invece, un’unione politica, in cui si costituisca una forma statuale federale, con i poteri di intervenire, sempre nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, in tutte le politiche. Quindi, con un esecutivo forte che sia espressione della maggioranza parlamentare e che ad essa risponde. Un’Europa che siede, unita, nelle organizzazioni internazionali, a partire dalle Nazioni Unite e che interviene, unita a sanare le crisi regionali».